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John Steinbeck | |
TITOLO |
Le Gesta di Re Artù e dei suoi nobili Cavalieri |
EDIZIONE |
Fabbri |
Il
titolo potrebbe ingannare più d’uno; il lungometraggio animato di disneyana
memoria che più o meno tutti abbiamo in mente non ricalca assolutamente lo
stile epico e misticheggiante dell’opera di Steinbeck, che seppur camuffata da
fedele ricostruzione storica è in realtà improntata alla rievocazione
dell’epoca dei nobili cavalieri senza macchia e senza paura.
Con questo libro l’autore si propone di rendere accessibile a tutti l’opera che lo ha “iniziato”al mondo della letteratura, ovvero l’omonimo libro di Thomas Malory. L’edizione antica, dal lessico arcaico e difficile, lo faceva letteralmente sognare, da bambino, piena com’era di draghi, cavalieri e giovani donzelle: da qui il desiderio che tutti potessero comprendere e apprezzare l’opera. Così, cercò tutte le fonti di cui si era servito Malory e le diverse versioni di lui rimaste con lo scopo, dichiarato nella prefazione, di rendere in linguaggio moderno l’opera; lo stile, tuttavia, al giorno d'oggi risente il peso degli anni: pur se in parte l'utilizzo di termini arcaici è voluto per rendere l’atmosfera, è vero anche che l’opera ne risente dal punto di vista della scorrevolezza, infatti lo stile è pesante, vengono spesso ripetuti concetti già espressi e la lettura risulta, a volte, faticosa.
L’opera
è interessante perché ritroviamo tutti quelle vicende e quelle avventure che
abbiamo conosciuto principalmente da bambini o tramite film e cartoni animati
(come quello della Disney appunto), ma finalmente ne possiamo conoscere la
“vera” storia, vista con occhi diversi ma ugualmente appassionati, quelli di
Steinbeck appunto. I brani che compongono l’opera sono relativamente brevi e
vari; certo l’azione non è il piatto forte di Steinbeck, tuttavia le
battaglie o i singoli duelli sono resi con sufficiente efficacia.
In
definitiva il libro è adatto a tutti coloro che sono sempre stati appassionati
dalla saga di Re Artù e a coloro che ne vogliono sapere un po’ di più su
questa leggenda che resiste da tempo immemore, e lo stile prolisso e
arcaico sono senz'altro controbilanciati dalla magia della storia.
L’autore
si prodiga nella descrizione di tutte le avventure e le leggende che sono nate
intorno alla Tavola Rotonda; ogni capitolo riguarda un cavaliere, a volte
più d’uno, e narra la missione che Artù gli ha affidato e come viene portata
a termine (a volte molto poco nobilmente), il libro prosegue poi con la famosa
vicenda tra Ginevra e Lancillotto e tutte le leggende.
Non manca la figura di Merlino, descritto da Steinbeck in maniera insolita: la
sua figura assomiglia più a quella di un negromante, un personaggio dotato di
poteri oscuri che segue un proprio disegno, un proprio obiettivo, e non disdegna
di usare a volte metodi discutibili o anche addirittura malvagi; il Merlino di
Steinbeck non sta né dalla parte del bene né da quella del male. Egli appare
agli occhi di Artù come il suo prodigioso consigliere, teso esclusivamente a
sostenere il regno, ma in realtà il suo personaggio è molto più profondo e
ambiguo, il suo vero aspetto non viene mai alla luce.
E' curioso come in un romanzo teso ad esaltare la nobiltà cavalleresca e il
leggendario eroismo degli impavidi guerrieri o del potente Merlino il lettore
prenda coscienza della nefandezza di molte delle gesta cavalleresche, a dispetto
della fama di virtù dei cavalieri; Merlino era poi capace di atti che
avrebbero disgustato perfino i peggiori dei cavalieri.
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